così tipico di me:
stilare liste di cose da fare e piani d'azione e venir loro meno.
sono la regina delle tabelle di marcia infrante.
detto questo, inizia un nuovo tempo maturo ed immaturo in egual misura. tante cose apprese, poche messe in pratica. tanta calma in superficie ed un buco nero nello stomaco.
riparto da qui. parlando meno di me. perchè austerity è anche compiacersi di meno, e nel bene e nel male.
austerity si sovrappone a tutti gli strati strascicati fino ad ora.
non cancello il passato perchè, nonostante tutto,
è il fisiologico stratificarsi degli eventi che mi hanno portata qui. nonchè humus per quello che verrà. e non mi vergogno più.
la decisione di non estinguere questo spazio, è maturata da parole scambiate con un caro amico. dunque lascio che le cose si stratifichino. nessun taglio netto. scorciatoia. inutile pigrizia. e non mi vergogno più.
austerity è il mio ultimo credo. di sicuro transitorio. ma per ora necessario.
Sono appena tornata dalla Lapponia. Io e Michele abbiamo preso un treno fino a Kiruna, senza avere uno scopo preciso se non quello di fare esperienza della luce 24 ore su 24.
Il cielo lappone ci ha oppressi: tutto quel biancore accecante e diffuso ci ha tartassati senza lasciarci mai un attimo di tregua. Poco sonno, gambe pesantissime, la desolazione fuori dalla finestra e sopra le nostre teste.
Siamo finiti a recitare il Leopardi in mezzo ai campi svuotati di Jukkasaervi o seduti sui gradini di baracche sparpagliate nei pressi dell'unica strada principale.
Silenzi dilatatissimi e tanti pensieri in testa. Non sapevo ancora, ma ho tenuto traccia di ogni epifania, per quanto flebile, su fogli di fortuna.
Ritornata a Stoccolma, ho ricevuto LA risposta.
Due mesi d'assoluto standby. E ora so che.
Resto qui.
Mi laureo qui. Faccio quello che mi fa stare bene qui. Ho tanto lavoro. Qui. Lavoro che mi emoziona. Attraverso il quale posso dire le cose nel modo più giusto e corretto. E mettermi in discussione tra persone a me congruenti, cui voglio appartenere. Mi piace vedere Karen come un mentore. Il mio mentore. Lo sussurro con cautela, perchè non voglio svilire la fiducia che lei mi ha elargito. Le parole che ci siamo scambiate, ancora mi emozionano e mi motivano a condurre la mia ricerca senza risparmio di energie e con grande umiltà.
Ora posso raccogliere tutti i miei fogli volanti. I miei scarabocchi. I miei punti interrogativi. E spargere tutte le idee senza remore e cercare di tracciare connessioni. Posso mettere le mani sulle e dentro alle cose. Trovare il mio linguaggio.
Nel rispetto di questa incommensurabile possibilità che mi è stata offerta,
m'impegno a:
1) non denigrare più la svezia in quanto paese piatto, noioso e politically correct fino al vomito;
2) imparare la lingua autoctona;
3) avere cura di me ( non più negligenze tipo: non mangiare per giorni VS mangiare fino a scoppiare; non pulire casa per 3 mesi di fila; non dormire; rintanarmi in casa con la scusa del buio; rintanarmi in casa con la scusa della troppa luce; ecc..)
4) bandire le parole tristezza, mestizia, depressione, malinconia, bambina blablablabla dal mio vocabolario;
5) non rivangare più il passato;
6) chiudere questo maledettissimo blog;
7) non scrivere più schifezze da adolescente del cazzo;
8) concupirmi chi mi pare e piace, senza paranoie di qualsivoglia genere;
Basta.
Da oggi cresco.
Amen.
mantenere il sesso vuoto.
vivere nell' immondizia.
mangiare fino alla nausea, ma trattenere il vomito e osservare la pancia e tutto il resto gonfiarsi.
non alzare mai lo sguardo in mezzo alla gente.
sento il desiderio di essere desiderata,
ma costantemente lo castro. vado a casa. guardo un film. nemmeno mi masturbo.
non ho senso di appartenenza. prima, al tuo fianco, avrei voluto abbracciarti stretto.
dirti che non importa. che mi basta buttarmi vicino a te e dormire beata un sonno di bambina.
a volte mi faccio e mi sento bella. camminiamo insieme e, come dici tu, siamo bellissimi e sexy.
poi arriva la sera. torno a casa, pavimento sporco, detriti di giornate consumate nella più totale indolenza, sparsi qua e là. mi confino nel mio letto monacale e non sento altro che un bruciore nello stomaco.
mi chiedo cosa non vada.
la mia è una femminilità bucata. non mi sento. non mi ascolto.
penso solo di non meritare. di non saper sostenere nessun gioco.
mi chiamo fuori e mi punisco.
lo so che non vado. conosco a memoria tutte le dinamiche del mio agire.
i miei mostri sono i miei fratelli. li accarezzo nell' oscurità e li nascondo sotto al letto non appena è giorno e mi preparo ad uscire. e nel caso qualcuno mi chieda, metto su un sorriso convinto quanto basta e dico che sto bene così.
o che comunque la colpa non è mia.
Nella bocca
Nel mio occhio
Nello stomaco
Ma nella testa più che mai.
Faccio senza. E mi autosospendo.
era da un po' che non mi si bloccava il respiro nel petto,
che le interiora non si accavallavano le une alle altre,
che le labbra non mi sanguinavano dal troppo trastullarle,
che gli occhi non mi si bagnavano dalla nausea e dall' impazienza.
La pelle d'oca mi fa venire voglia di connettere tutti i puntini con un lampostil.
Fragile è il costato, che contiene un piccolo cuore.
Fragili sono i nervi, che si tendono quando tutto il resto - le case, le facce, gli uffici, gli amici - è assopito.
Fragile è questa testa, che pesante come il mondo, cerca di restare a galla.
E ricaccia i pensieri legati al da farsi.
E si finge cieca davanti alle responsabilità.
"are you sure you need no help? help from a specialist, i mean."
no. no help. it's just that, well, yeah.
pheraphs. *whining*
a volte bisogna essere salvati.
"do you feel like crying these days?" (anytime.)
in ogni momento.
è come un macigno nella gola. una morsa alla testa. e vaffanculo.
questa perenne negligenza che ho di me, fa una paura fottuta.
"clean your room, turn on the light, put the music on and put it loud. very loud."
sicuri che funzioni?
il centrifugare della lavatrice mi fa pensare che non sono sola. qualcuno abita qui. croce sul cuore.
ho i capelli sporchi e lo stomaco imbottito di cous cous.
mi muovo a piccoli passettini strascicati e penso che i miei filtri si siano consumati.
cazzo. scrivo cazzate perchè non riesco a canalizzare in altro. cazzo.
berlusconi won the elections. and i am still single.
ha la pancia tonda come un melone.
>>si sta bene qui. mi piace qui. davvero. qui è così speciale.
beve caffè a mezzanotte in punto, così la pancia diventa ancora più tonda e la testa si sgombera dai pensieri pesanti che portano stanchezza.
>>la torta tipo sacher era un po' asciutta. la glassatura al cioccolato troppo spessa.
questa mattina si è rasata per bene, lasciando un solo, preciso, rettangolo. soffice e fine.
nessuno lo calpesterà questa sera.
il balsamo per capelli rende la peluria del pube più morbida. è un dato di fatto.
nessuno lo calpesterà questa sera.
in sottofondo un qualche computer diffonde musica swing. odia lo swing. porca vacca.
nessuno lo calpesterà questa sera.
sometimes english is more useful.
or, better, more natural.
biting my nails till they hurt,
i listen to some voices in the neighborhood.
walk like a dead man in the holloway, stop by to
consume what could most likely be a last supper. this unhappy body is deflating, at least.
this unhappy body is trying to walk chin-up, at least.
hundred of thousands rituals meticolously-perpetrated-unsuccessfully every morning and every evening.
costantly preparing like a virgin bride for the Fear.
"i'm not looking for random sex." or wahrscheinlich i am.
this wasn't me.
(wash my hands.)
oggi è primavera. quanto l'ho aspettata. spero che duri, che non nevichi di nuovo a sorpresa.
giornate luminose come questa, mi fanno venir voglia di prendermi cura di me. di raccimolare energie e dar loro una struttura.
l'ordine è l' ἀρχή. da qui parto di nuovo.
creare spazio dalle macerie di giornate-giustapposte-tutte-uguali. affrontare gli infiniti blob che popolano ognuno dei microcosmi che mi trovo ad abitare/attraversare.
parigi e martina mi hanno donato un bacino di nuovi imput ed ispirazione senza data di scadenza.
la stoccolma di oggi, fresca ed intrisa di luce, mi fornisce il giusto habitat per sviluppare un piano d'azione. adoro i piani d'azione. anche quelli fallimentari. perchè subito dopo il loro frantumarsi, colgo la sfida a riassemblare i cocci in possibili piani B, C, D. eccetera.